venerdì 17 maggio 2019

Per una corretta metodologia di ricerca e di acquisizione del sapere tra presente, passato e futuro

Mi permetto di segnalare qui quanto ho scritto e poi postato nell'altro mio principale blog MeditazionidelProfDottIvoMandarino.blogspot.com in cui, facendo riferimento alla ripresa dell'elaborazione scritta di considerazioni da parte mia, coglievo l'occasione - come anche qua - da un lato per evidenziare tutta la difficoltà nel riprendere a certi ritmi una qualsivoglia attività sia essa di carattere manuale che, come in questo caso, concettuale ed anche per ribadire come si sia sviluppato storicamente un certo interesse per lo studio della "concettualizzazione" nella sua accezione filosofica, psicologica ed anche nelle sue caratteristiche epistemologiche, metodologiche e nella prassi apprenditivo-cognitiva come scelta delle informazioni mentalmente da "ritenere" in una sorta di scrigno prezioso interiore cui fare riferimento ed attingere in occasione di nuovi apprendimenti, così spostando l'attenzione - evidentemente - anche sul piano pedagogico e - più strettamente - metodologico/didattico.
Mi si perdonerà questo - fin qui - intervento quasi unicamente di rimando a quanto scritto nell'altro mio blog, sempre su questa piattaforma, e vedrò - qui ed ora - di rimarcare l'attenzione su un aspetto che ho menzionato nel post cola' pubblicato.
Sollecitato dall'attenzione di molti lettori circa l'importanza della memorizzazione e della scelta delle informazioni "incamerate" anche per avvalersene nella prospettiva di effettuare nuovi apprendimenti a formulare un parere ulteriore e rafforzativo su come possano concretamente inverarsi nuovi apprendimenti e di esplicitare così con più nerbo il mio pensiero in proposito, mi permetto di usare un'immagine (non mia per la verità, ma che rende bene) circa l'uso e l'importanza di effettuare nuovi apprendimenti basandosi su "dei ramponi" concettuali, cognitivi come sono stati opportunamente definiti che permettano, magari ragionando per analogia, simmetria, somiglianza, similitudine o, per contro, tramite la dissomiglianza, la contrarietà, l'asimmetria, la disomogeneità, di poter pervenire alla comprensione eppoi all'uso di nuovi apprendimenti anche in prospettiva multifattoriale e pluridisciplinare.
In questo modo entrano in gioco, didatticamente parlando, tanto i concetti ed i contenuti per come essi sono, anche nozionisticamente senza aver paura di sbagliare ad usare tale avverbio come se ci si dovesse liberare (sbagliando, evidentemente!) di tutto il nozionismo che rimanda all'impostazione culturale di un modello scolastico del passato e che, se è vero che deve essere in parte superato, riveduto e corretto, è altrettanto vero che non deve essere totalmente sostituito ne' che non si debba più parlare di nozioni ma solo di abilità e competenze ben sapendo che è fondamentale che il concetto, la conoscenza del dato in sé ci debba portare a saper utilizzare abilità e competenze ma che le nozioni, e non solo quelle di base, bensì proprio quelle ben approfondite e, soprattutto, un solido sostrato culturale è certamente arricchente culturalmente, cognitivamente ed anche spiritualmente.
Anche perché altrimenti - come già affermato nel post nell'altro mio blog - si dovrebbe sostenere che ci si muove didatticamente solo sul piano delle abilità e delle competenze e non già del dato culturale oggettivamente consolidato: un assurdo logico (testualmente un... illogico) poiché la didattica deve basarsi anche su concetti e nozioni, altrimenti non esiste: voglio vedere come fai a tradurre dal Latino, per dire, se non ne conosci le nozioni, solide, grammaticalmente parlando.
Bene, dunque, la scuola delle capacità, competenze, delle abilità e della trasversalità multidisciplinare ma non sarà mai possibile omettere e prescindere dalle conoscenze culturali della cui mancanza, quanti esempi a tragico supporto si potrebbero sostenere ormai!, in nome della sostituzione totale o parziale di un sistema ritenuto "barboso", che ha portato invece sin qui mentre taluni tentativi di differente orientamento culturale e didattico ci portano e ci spostano sul terreno del dimostrabile, tristissimo pressapochismo, del disorientamento culturale e della superficialità anche sul piano della trasmissione dei saperi per analogia, abilità e competenze a seguito di strutture addirittura di base lacunose, incerte e, quando proprio si limitano i danni, meno approfondite.
Per non parlare delle ricadute sulle capacità discriminanti, di scelta e comparazione critica e consapevole, della padronanza metodologica e di ciò che sta dietro al mero "meccanicismo" spacciato talvolta per solida competenza metodologica, procedurale, epistemologica.
In conclusione, ed anche allo scopo di non essere frainteso: sì, certamente, agli apprendimenti per opera, mezzo e contestualmente finalità cognitiva basata su abilità e competenze ma attenzione anche a non negare o a limitare troppo o a non inserire, amalgamandolo sapientemente con il modello delle abilità e competenze anche il fin troppo criticato e talvolta frainteso modello nozionistico contro il quale ci si potrebbe pronunziare semmai se fosse il solo ed unico modello prospettato.
Pertanto, fatte le debite premesse, chiariti i motivi e la corretta metodologia i due modelli non solo non sono e non devono essere visti come contrapposti ma intesi come coesi e complementari e che se mai vi sia stato il rischio di "derivare" troppo verso un eccessivo nozionismo, mai come oggi vi è il rischio di "deflagrare" verso un eccessivo modello opposto che, se estremizzato, porta addirittura all'impoverimento culturale e, di converso, concettuale verso cui tanto si cerca - invece - di convergere.
Non si era partiti con quella volontà certamente ma il rischio che qualcuno dei singoli soggetti educativi ed attori culturali smotti troppo e quasi unicamente sul "tecnicismo" dimenticandosi di porre la giusta attenzione sull'aspetto critico, di approfondimento, di capacità discriminante che tanto vorrebbe invece promuovere, a causa di un eccessivo rafforzamento della tecnica a discapito del metodo e della profondità culturale c'è.
Del resto, ciò, fu già affermato da persona ben più autorevole del sottoscritto ed un bel po' di tempo fa: al riguardo, ricordo almeno l'esempio delle affermazioni di almeno un paio di importantissimi accademici che non voglio qui evocarvi direttamente, esortandovi - permettetemi così di esprimermi anche con una certa diretta comunicazione, che ritengo persino volutamente simpatica ed affettuosa verso coloro che mi leggono - ad andare alla loro ricerca, recuperando così il senso delle loro affermazioni in modo diretto e testuale.

Prof. Ivo Mandarino

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